I. Scrooge and Marley
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Adattamento A2: la vigilia di Natale e tre spiriti
Charles Dickens
Quello che qui si legge non è il testo di Charles Dickens, ma una versione del suo racconto lungo Canto di Natale (1843) che MovaReader ha scritto in inglese semplice per il livello A2. Le cinque «strofe» di Dickens qui sono dieci capitoli, nello stesso ordine, e la frase media ha 9,4 parole. Con circa 8.400 parole, da 1 a 2 ore di lettura, sta tra Peter Pan (8.286) e Robin Hood (8.566), e più di un terzo è sulla bocca dei personaggi. Jacob Marley è morto sette anni fa, e la vigilia di Natale il suo socio, Ebenezer Scrooge, è ancora nel suo ufficio gelido, a vigilare che il suo scrivano, Bob Cratchit, non getti nel fuoco un pezzo di carbone di troppo.
Prima
Chi arriva dallo scaffale A1 noterà prima di tutto il cambio di tempo: fin dal primo capitolo suonano struck, carried o loved, e le frasi hanno 9,4 parole contro le 6-8 di là. Inoltre, le 8.430 parole richiedono 1-2 ore, mentre un libro A1 si aggira sull’ora.
A1Questo testo
Fatto per l’A2: narrazione al passato senza un solo past perfect, più di un terzo delle parole nelle battute, e clerk, workhouse o apprentice spiegate nello stesso punto in cui compaiono per la prima volta.
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Per un lettore B1 la vigilia di Natale di Scrooge durerà uno o due pomeriggi, e la traduzione gli servirà appena. Il passo successivo è lo scaffale B1 in inglese, con testi integrali e le frasi più corte in Fifty Famous People, di 12 parole, e poi il B2, dove l’ingresso più morbido è Il ritratto di Dorian Gray, di Wilde, con 13 parole per frase; il Dickens integrale non è ancora nel catalogo.
Inizia a leggereDue tratti portano questa versione all’A2: il racconto al passato e una lunghezza di frase tipica di questo scaffale. La media è di 9,4 parole, la stessa di Hansel e Gretel e di Alice nel Paese delle Meraviglie, un po’ più di Peter Pan (9,3) e meno di Pinocchio (9,5), Cenerentola (9,7), La bella e la bestia e Alì Babà e i quaranta ladroni (9,9 ciascuno), Robin Hood e Il mago di Oz (10,0 ciascuno), Aladino e la lampada meravigliosa (10,3) e La sirenetta (10,4); nello scaffale A1, nemmeno La bella addormentata supera 7,8. Per capitoli, la media va da 8,7 parole nel II, Fred’s Invitation, e nel IV, The Ghost of Christmas Past, a 11,7 nel primo, Scrooge and Marley, dove quasi nulla interrompe il ritratto dell’avaro: lì solo l’1,6% delle parole è tra virgolette. Il racconto procede al past simple e al past continuous (candles were burning in all the office windows, a lonely boy was reading near a weak fire), e il past perfect non compare nemmeno una volta: perfino i ricordi di Scrooge sono raccontati al past simple, mentre Aladino lo usa una volta, Robin Hood tre, Il mago di Oz cinque e Peter Pan più di trenta. Le battute si prendono il 36% delle parole, e in esse risuonano would rather, had better e going to (many would rather die, I’m going to keep my Christmas spirit to the end). Ci sono 142 parole di 9 lettere o più, l’1,7%, circa una ogni sessanta: come in Jack e il fagiolo magico, dello scaffale A1, più che in Alì Babà (1,5%) o Robin Hood (1,1%), e meno che ne Il mago di Oz e in Alice (1,9% ciascuno), Pinocchio (2,8%) e Cenerentola (3,8%). Eppure 56 di quelle 142 sono la parola Christmas, e senza di essa la proporzione scende all’1,0%. Le parole rare le chiarisce la versione stessa dove compaiono: clerk è l’uomo che copia lettere e numeri per il suo padrone, humbug è una sciocchezza o una stupida bugia, e lo stesso vale per workhouse, apprentice, idol e lame. I testi integrali B2 sono ancora lontani: Jekyll e Hyde, di Stevenson, un altro racconto lungo vittoriano di lunghezza simile a quello di Dickens (25.572 parole contro circa 28.400), ha 23 parole per frase e il 5,2% di parole lunghe, il triplo che qui. Valutazione del catalogo, non una certificazione.
MovaReader. Charles Dickens, A Christmas Carol (1843), Project Gutenberg
In una vigilia di Natale nebbiosa a Londra, il vecchio avaro Ebenezer Scrooge lavora nel suo ufficio mentre il suo scrivano, Bob Cratchit, si scalda le mani a una candela, perché il carbone lo tiene il padrone sotto chiave. Suo nipote Fred lo invita al pranzo di Natale e si sente rispondere solo «Humbug!», e a due signori che chiedono denaro per i poveri Scrooge ricorda che esistono le prigioni e gli ospizi dei poveri. A casa, il battente della porta si trasforma per un istante nel volto di Marley, il suo defunto socio, e poco dopo lo stesso Marley attraversa la porta chiusa, legato a una catena di casseforti e borse di denaro. Il fantasma lo avverte che fra tre notti lo visiteranno tre spiriti, e che solo così potrà sfuggire al suo destino. Il Fantasma del Natale Passato, bambino e anziano insieme, lo porta alla scuola vuota dove un ragazzo solitario legge accanto a un fuoco debole, alla sua sorellina Fan, all’allegro ballo del vecchio Fezziwig e alla conversazione in cui Belle gli restituisce la sua promessa. Il Fantasma del Natale Presente, un gigante seduto su un mucchio di oche, torte e castagne, gli mostra le strade in festa e la stretta casa dei Cratchit, dove si dividono una piccola oca e un budino. Ciò che Scrooge vedrà ancora quella notte lo racconta il libro.
I. Scrooge and Marley
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V. Fezziwig and Belle
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Scegli una parola sottolineata.
Charles Dickens, A Christmas Carol (1843), Project Gutenberg
Il brano si regge su confronti con as... as: as hard and sharp as a stone è «duro e tagliente come una pietra», as cold as ice «freddo come il ghiaccio», e alla fine l’ufficio è as cold as a cellar, «freddo come una cantina». Nell’esclamazione iniziale, a hard man, Scrooge, il nome è lasciato per ultimo, come se il narratore scuotesse la testa: «che uomo duro era Scrooge!». Never gave a penny away ha il verbo con particella give away, «regalare, dare senza chiedere nulla», quindi Scrooge non mollava neppure un penny. In The cold inside him made his old face stiff, make seguito da un aggettivo significa «rendere in un certo modo»: il freddo che aveva dentro gli rendeva rigido il volto. Wherever he went si traduce «dovunque andasse». Il not one bit warmer finale rafforza la negazione: a Natale l’ufficio non era «neanche un briciolo più caldo».
Il Fantasma comincia con una frase senza verbo: A small thing, to make these silly people so thankful, dove manca it is, quindi si legge «una cosuccia, per rendere questa gente sciocca così riconoscente». Con Is that so much, «è davvero tanto?», il Fantasma rovescia la questione. Scrooge risponde già con la voce dell’apprendista che fu: He has the power to make us happy or unhappy, «ha il potere di renderci felici o infelici». Light or heavy qui parla del lavoro, «leggero o pesante», non del peso di qualcosa. Con too davanti all’aggettivo e to dopo, things too small to count sono «cose troppo piccole per essere contate». As great as a fortune paragona la gioia a un’intera fortuna. Alla fine, I would like to say a word or two è «vorrei dire una o due parole», e just now «proprio adesso»: Scrooge si è ricordato all’improvviso del suo scrivano.
Il libro resta gratuito con ogni piano. Reader, a 1 € al mese, elimina il limite giornaliero di parole e frasi.
1 € al mese
Reader torna utile quando il senso dipende da due espressioni fisse, come nel capitolo II, quando Scrooge risponde ai signori If they would rather die, they had better do it: would rather è «preferire», had better «meglio che», e la frase intera diventa «se preferiscono morire, meglio che lo facciano».
ReaderNo. L’inglese di queste pagine è di MovaReader; Dickens mette la trama e i personaggi, e né film né musical sono serviti da fonte. La fonte è Canto di Natale (A Christmas Carol), il racconto lungo che Charles Dickens pubblicò nel 1843 con illustrazioni di John Leech, e la versione è stata scritta a partire dal suo testo su Project Gutenberg. Dickens divise il libro in cinque «strofe» (staves), come i versi di un canto natalizio, e qui sono diventate dieci capitoli nello stesso ordine. Le circa 28.400 parole dell’originale sono diventate 8.430, meno di un terzo. Mancano la prefazione dell’autore, la maggior parte dei personaggi dei libri che il piccolo Scrooge vede dietro la finestra della scuola (restano Alì Babà e il pappagallo di Robinson Crusoe) e la discussione di Scrooge con lo Spirito sulle panetterie chiuse la domenica. Il catalogo non ha ancora Dickens integrale.
Canto di Natale non ha una versione audio in MovaReader; qui c’è solo il testo. Per leggere ad alta voce va bene il capitolo II, Fred’s Invitation: quasi tre quinti delle sue parole sono tra virgolette, e la discussione di Scrooge con il nipote si divide facilmente tra due voci.
Tradurre una frase intera è possibile solo con Reader; il piano gratuito dà la traduzione parola per parola e ha un tetto giornaliero. Dove si apprezza di più è nel capitolo V, quando Scrooge pensa A child like this could have called me father: could have called non parla del passato, ma di ciò che poteva accadere e non accadde, «una bambina così avrebbe potuto chiamarmi papà».
A 100 parole al minuto, il ritmo più veloce che il catalogo ipotizza, le 8.430 parole si leggono in 1 ora 24 minuti; a 60, traducendo spesso, in 2 ore 21 minuti, ed è per questo che la pagina indica 1-2 ore. Il capitolo più breve, il I, Scrooge and Marley, ha 434 parole, 4-7 minuti, e il più lungo, il X, Christmas Morning, 1.056, tra 11 e 18 minuti.
Qui non ci sono fasce segnalate: il libro mantiene la stessa difficoltà dall’inizio alla fine. Le frasi più lunghe sono nel capitolo I, Scrooge and Marley (11,7 parole), che è solo narrazione sull’avaro, senza dialoghi, ma è anche il più corto e si legge in pochi minuti; nel II, Fred’s Invitation, e nel IV, The Ghost of Christmas Past, la media scende a 8,7. Le parole lunghe abbondano nel II, 31, quattordici delle quali Christmas, e scarseggiano nel I e nel III, con appena 3 e 4.
Il tuo account salva il punto esatto, paragrafo compreso, e anche ogni parola che hai tradotto. Qualsiasi capitolo si apre direttamente dall’indice, per esempio il V, Fezziwig and Belle, in cui il vecchio Fezziwig organizza nel suo stesso magazzino un ballo di Natale per i suoi apprendisti e dipendenti.