III. Martha
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Adattamento A2: la chiave di un giardino chiuso
Frances Hodgson Burnett
Quello che stai per leggere non è il romanzo di Burnett, ma la sua storia raccontata di nuovo da MovaReader in inglese semplice di livello A2, con i 27 capitoli de Il giardino segreto (1911) riuniti in 14. Mary Lennox, una bambina di circa nove anni, viziata e solitaria, perde i genitori in un’epidemia in India e arriva nello Yorkshire, nella vecchia villa dello zio, dove quasi cento stanze sono per lo più chiuse a chiave e c’è un giardino che nessuno apre da dieci anni. Il parlato dello Yorkshire della cameriera Martha e del giardiniere Ben si riconosce, ma non pesa: tha’, thee o wick li spiega il testo stesso. Il testo somma 8.968 parole, a 8,6 per frase in media, e se traduci mentre leggi lo finirai in 1-2 ore.
Prima
Venendo dallo scaffale A1, la novità è soprattutto il passato: già la prima frase, When Mary Lennox came to Misselthwaite Manor to live with her uncle, è al past simple e alla fine porta anche un past perfect (they had ever seen). Il capitolo più duro è proprio il I, con 11,2 parole per frase; dal II nessun capitolo supera 9,7, contro le 6-8 di là.
A1Questo testo
Su misura per l’A2: narrazione al passato, due quinti delle parole in battute, e sia le parole dello Yorkshire, tha’, lass o wick, sia contrary, cholera o tantrum sono spiegate dove compaiono per la prima volta.
Controlla questo passaggioCon margine in più
Un lettore di livello B1 finirà questa versione in due o tre pomeriggi quasi senza dizionario; il romanzo integrale di Burnett non è ancora nel catalogo, quindi il passo successivo sono i testi integrali dello scaffale B1 in inglese, come i Racconti di Beatrix Potter, con 14 parole per frase, e poi quelli del B2, da Alice nel Paese delle Meraviglie a La macchina del tempo.
Inizia a leggereQuesta versione è all’A2 per i tempi del passato e per una frase media di 8,6 parole: 0,3 in meno de Le avventure di Tom Sawyer (8,9), 0,4 in meno di Romeo e Giulietta (9,0) e due in meno de I viaggi di Gulliver (10,6). Ciò che la allontana dallo scaffale A1 è la grammatica e non la lunghezza delle frasi: La bella addormentata, di là, ha 7,8 parole per frase, ma si svolge tutta al presente. Qui si racconta al past simple e al past continuous, il past perfect compare più di venti volte (Nobody had ever spoken to Mary like this) e nei dialoghi si sentono il present perfect (Nobody has been in it for ten years) e shall (I shall get well!). Per capitolo, la media va da 7,6 nel VII, dove Mary e Dickon si parlano con frasi brevi, a 11,2 nel I, dove il narratore racconta l’India e il colera quasi senza dialogo. Ci sono 133 parole di 9 lettere o più, l’1,4%, più o meno una ogni sessantanove: come ne Le avventure di Tom Sawyer, più che in Romeo e Giulietta (1,3%) e meno che in Alì Babà e i quaranta ladroni (1,5%). Venti sono nomi, come Yorkshire, Weatherstaff o Misselthwaite, e tra le altre le più ripetute sono whispered (9 volte) e everything (8). L’unica cosa che frena un po’ è il dialetto: tha’, thee e thy risuonano più di cinquanta volte in bocca a Martha, Dickon, Ben e la madre di Dickon, e il primo tha’ lo chiarisce il testo con una frase a parte. I classici per l’infanzia integrali del catalogo cominciano al B1, con i Racconti di Beatrix Potter, di 14 parole per frase, e al B2 l’Alice nel Paese delle Meraviglie integrale ha 20 parole per frase e un 2,9% di parole lunghe, il doppio che qui. Valutazione del catalogo, non una certificazione.
MovaReader. Frances Hodgson Burnett, The Secret Garden (1911), Project Gutenberg
Mary Lennox cresce in India, dove il padre lavora per il governo inglese e la madre, che pensa solo alle feste, la affida a una ayah, una bambinaia indiana. I domestici la assecondano in ogni capriccio, e a nove anni Mary è capricciosa, prepotente e nessuno le vuole bene. Quando il colera arriva in città, passa due giorni dimenticata nella casa vuota, e così scopre che i suoi genitori sono morti. La mandano in Inghilterra, dallo zio Archibald Craven, un vedovo con la schiena storta che non è quasi mai in casa. La villa di Misselthwaite sorge sul bordo della brughiera dello Yorkshire: quasi cento stanze, la maggior parte chiuse a chiave, e giardini circondati da alti muri. La cameriera Martha le parla con l’accento dello Yorkshire e con molta confidenza, le racconta del fratello Dickon, a cui gli animali ubbidiscono, e le dice sottovoce che il signor Craven chiuse un giardino quando morì la moglie e seppellì la chiave. Il vecchio giardiniere Ben Weatherstaff le presenta un pettirosso che vola e rivola sopra un muro in cui non si vede nessuna porta. Di notte, per i corridoi arriva un pianto, e Martha insiste che è il vento. Un giorno il pettirosso porta Mary fino a un pezzo di terra smossa da cui spunta una vecchia chiave arrugginita, e la mattina dopo il vento solleva l’edera del muro. Che cosa c’è dietro la porta e chi piange nell’ala lontana della casa lo racconta il libro.
III. Martha
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“” “” “”, “” “”.
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VI. The Door in the Wall
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Scegli una parola sottolineata.
Frances Hodgson Burnett, The Secret Garden (1911), Project Gutenberg
Qui si sente per la prima volta il parlato dello Yorkshire, e la versione non lascia solo il lettore: una frase a parte, nel mezzo della conversazione, chiarisce che tha’ e thee equivalgono a you e che thy equivale a your. Da qui vengono tha’rt, cioè you are, e Tha’ll like it in spring, ossia You’ll like it in spring, «in primavera ti piacerà». Dalla finestra Mary vede il moor, la brughiera di erica, come a dull purple sea, «un mare viola spento»: looked like dopo un verbo di vista significa «sembrava». Come out in flower vuol dire «fiorire», e gorse e heather, la ginestra spinosa e l’erica, sono le piante che fanno profumare di miele la brughiera. L’ultima frase si regge su would not e for anything: I wouldn’t live away from the moor for anything, «non vivrei lontano dalla brughiera per niente al mondo».
La scena procede a frasi brevi, una dopo l’altra, e così trasmette quanto in fretta batte il cuore di Mary. Pushed the leaves aside significa «scostò le foglie»: aside indica in che direzione vanno. It was hard to turn, but it turned gioca con uno stesso verbo: prima hard to turn, «difficile da girare», e poi turned, «girò», cioè la vecchia chiave alla fine cedette. Slipped inside: Mary si infila dentro senza rumore, perché nessuno la veda. Poi viene un past perfect, the loveliest place she had ever seen, «il posto più incantevole che avesse mai visto», dove loveliest è il superlativo di lovely. Alla sua stessa domanda, Were the roses dead or alive?, la bambina non trova risposta: Mary could not tell significa «Mary non sapeva dirlo», perché qui tell è «distinguere» e non «raccontare».
Il libro resta gratuito con ogni piano. Reader, a 1 € al mese, elimina il limite giornaliero di parole e frasi.
1 € al mese
Reader serve già nel capitolo I, quando il giovane ufficiale risponde alla signora Lennox: You should have gone to the hills two weeks ago. Should have gone significa «avrebbe dovuto andare», qualcosa che lei non ha fatto, e the hills sono i paesi di montagna dove gli inglesi dell’India fuggivano dal caldo e dalle malattie: «avrebbe dovuto andare in montagna due settimane fa».
ReaderNo, è un adattamento: MovaReader ha riscritto il testo, in inglese semplice, a partire dal romanzo Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett, uscito a puntate sulla rivista The American Magazine nel 1910-1911 e in volume nel 1911, ed è partito dal testo di Burnett su Project Gutenberg. I suoi 27 capitoli sono raccontati qui in 14, nello stesso ordine. Il dialetto dello Yorkshire è stato lasciato leggero: in Burnett, Martha, Dickon e Ben parlano in dialetto per interi paragrafi, come nel titolo del capitolo Tha’ Munnot Waste No Time, e qui restano tha’, thee, thy e alcune parole come wick, lass o aye, tutte spiegate nel testo. Burnett chiama i domestici indiani con parole che oggi suonano dispregiative; la versione li descrive con termini neutri: servants, an ayah, an Indian nanny. Sono rimaste fuori righe minori, come la speranza del dottor Craven di ereditare un giorno la villa. Il catalogo non include il romanzo di Burnett non semplificato.
Il giardino segreto non ha una versione audio su MovaReader: è un libro solo da leggere. Ad alta voce suona meglio il capitolo VII, Dickon: ha le frasi più corte del libro, 7,6 parole, e il dubbio se i vecchi rosai siano ancora vivi, con la parola wick di Dickon, si divide bene tra due voci.
Toccare una parola e vederne la traduzione si può fare senza Reader, anche se quelle traduzioni hanno un limite giornaliero; quella della frase intera la dà solo Reader. Torna utile, per esempio, nel capitolo III, quando Martha guarda il porridge intatto: If my brothers and sisters were here, they’d clean that bowl in five minutes. Were dopo if descrive una situazione immaginata, they’d è they would, e la riga completa dice: «se i miei fratelli e le mie sorelle fossero qui, lascerebbero quella scodella pulita in cinque minuti».
Dividendo 8.968 parole per le 60-100 al minuto che il catalogo prevede per leggere traducendo si ottengono 90-149 minuti, 1-2 ore nella pagina. Al capitolo V bastano 457 parole e 5-8 minuti, mentre il XIV arriva a 1.000 parole e richiede 10-17.
La pagina non segna tratti, perché nel complesso la difficoltà è uniforme; solo il capitolo I pesa chiaramente di più, con 11,2 parole per frase, perché il narratore racconta l’India e il colera e appena un quinto delle parole sta tra virgolette. Dal II nessun capitolo supera 9,7 parole per frase, e le più corte sono nel VII, con 7,6. Le parole lunghe abbondano di più nel XIV, 19, tre delle quali Misselthwaite e altre tre Yorkshire, e scarseggiano nel XII, con solo due.
Con l’account, MovaReader salva il punto in cui ti sei fermato, paragrafo compreso, e riunisce nel tuo vocabolario le parole che traduci. I capitoli si aprono dall’indice in qualsiasi ordine: se ieri ti sei fermato alla vecchia chiave che Mary tira fuori dalla terra smossa, oggi puoi andare dritto al VI.