Vai al contenuto principale

Adattamento A1: troll e contadini norvegesi

I tre capri Gruff e altri racconti del Nord The Three Billy Goats Gruff and Other Tales from the North

Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe

Qui non si riproduce Asbjørnsen e Moe né il loro traduttore: è una versione MovaReader in inglese semplice, per il livello A1, di quattro fiabe popolari norvegesi che George Webbe Dasent pubblicò in inglese nel 1859, in Popular Tales from the Norse. La più nota, The Three Billy Goats Gruff, che in italiano si può chiamare I tre capri Gruff, parla di tre capri che devono attraversare un ponte sotto cui vive un troll. Seguono The Cat on the Dovrefell, su un uomo con un orso bianco che chiede ospitalità in una casa dove ogni vigilia di Natale scendono i troll, e due storie di coppie: Gudbrand on the Hillside, in cui un contadino porta una mucca a vendere, e The Husband Who Was to Mind the House, in cui un marito scambia per un giorno il suo lavoro con quello della moglie. Dodici capitoli raccolgono circa 3.900 parole; la frase media è di 7,4, e i personaggi parlano in quasi un terzo del testo.

  • A1
  • 3 872 parole
  • 1 ora

Questo testo è alla tua portata?

Le due misure del catalogo, la frase media e la proporzione di parole lunghe, concordano sull’A1. Il libro sta nella parte alta dello scaffale A1 in inglese: la sua frase media, di 7,4 parole, è più vicina a La bella addormentata (7,8) che a Jack e la pianta di fagioli (6,1). In tutto il testo ci sono 18 parole di 9 lettere o più, più o meno una ogni 216, come ne Il brutto anatroccolo; sei sono everything, cinque volte compare Christmas e tre il nome delle montagne, Dovrefell. Più delle parole lunghe, possono rallentare alcune corte della vita di campagna: poker, shilling, scythe e churn le spiega il testo con una frase a parte, e saucers, cockerel, sty, cellar, barrel o chimney andranno tradotte. Si racconta al presente, e il passato si sente solo nelle battute: nel capitolo III i capri si chiedono Did you meet the troll?, e nel X Gudbrand ripete più e più volte I swapped. Le prime due fiabe stanno intorno alle 7 parole per frase e le ultime due alle 7,8; la media più bassa è nel capitolo IV (6,1) e la più alta nell’VIII (8,4). La differenza non arriva a una parola e nella seconda metà le parole lunghe non aumentano, quindi la pagina non segna fasce. La guerra dei mondi di Wells, dello scaffale B2, ha 18 parole per frase, più del doppio, e lì le parole lunghe sono più di dieci volte più frequenti. Valutazione del catalogo, non una certificazione.

3 872
parole
7
parole in una frase media
1
ora di lettura

MovaReader. George Webbe Dasent, Popular Tales from the Norse (1859), translation of Asbjørnsen and Moe’s Norske Folkeeventyr: “The Three Billy-Goats Gruff”, “The Cat on the Dovrefell”, “Gudbrand on the Hill-side” and “The Husband who was to mind the House”, Project Gutenberg

Di cosa parla, senza svelare il finale

Tre capri, uno piccolo, uno medio e uno grande, condividono lo stesso nome, Gruff, e vogliono salire sul pendio del monte, dove cresce un’erba verde e folta, per mangiare fino a ingrassare. Lungo il cammino devono attraversare un ponte di legno su un fiume veloce e freddo, e sotto il ponte vive un troll con occhi come piattini e naso come un attizzatoio, che ascolta attento quali piedi calpestano il suo ponte. Passa per primo il più piccolo e poi il medio, e ciascuno, sentita la minaccia, consiglia al troll di aspettare il fratello, più grosso di lui. Infine sul ponte sale, con le vecchie assi che scricchiolano e gemono sotto il suo peso, il grande capro Gruff. Nella seconda fiaba, un uomo della lontana Finnmark porta al re di Danimarca un orso bianco che ha catturato e alla vigilia di Natale chiede di passare la notte a casa di Halvor, la cui famiglia se ne va ogni anno perché lì scendono i troll per la cena di festa. Nella terza, Gudbrand, che va d’accordo con la moglie a meraviglia, porta una mucca a vendere in città, non trova un compratore e, sulla via di casa, comincia a fare scambi con chiunque incontri. Nella quarta, un uomo brontolone, a cui nulla di ciò che fa la moglie in casa sembra giusto, scambia con lei il lavoro per un giorno: lei va a falciare il fieno e lui resta a fare il burro e a badare alla casa. Come finiscono le quattro storie non si racconta qui.

Confronta due passaggi

The Three Billy Goats Gruff and Other Tales from the North

II. Little Billy Goat Gruff

“ ?” .

. .

“, ,” . “ . . .”

“ !” .

.

“ ! ,” . “ , . . . .”

. . .

“, !” .

X. What the Wife Says

“, ,” . “ . .”

“ !” . “, ! , . , , !”

“ ,” . “ , .”

“, !” . “ ! . ? , ‘ . , , !”

Scegli una parola sottolineata.

George Webbe Dasent, Popular Tales from the Norse (1859), translation of Asbjørnsen and Moe’s Norske Folkeeventyr: “The Three Billy-Goats Gruff”, “The Cat on the Dovrefell”, “Gudbrand on the Hill-side” and “The Husband who was to mind the House”, Project Gutenberg

WHO’S THAT tripping over my bridge?: il troll vuole sapere chi passa

Le maiuscole nella battuta del troll indicano che grida: non domanda, ma ruggisce, roars. Tripping viene da trip, «camminare a passettini leggeri», e fa eco al Trip, trap con cui prima risuonava il ponte, quindi il troll chiede chi trotterella sul suo ponte. Tiniest è il superlativo di tiny, «minuscolo». Make myself fat vuol dire «mangiare fino a ingrassare», ed è per questo che i capri salgono. Il verbo gobble lo spiega il testo stesso nella frase successiva. In I am too little, I really am, il secondo am rafforza soltanto quanto detto: «sono davvero troppo piccolo». Soon the second billy goat Gruff will come è al futuro, e alla fine il troll lascia andare il capretto con la formula be off with you, «vattene».

I swapped the cow for a horse: Gudbrand racconta la giornata alla moglie

Gudbrand racconta alla moglie quello che ha già fatto, e per questo parla al passato: Nobody wanted, I swapped. Swap A for B significa «scambiare A con B». So-so è il colloquiale «così così». La moglie risponde con un ordine a un bambino di casa, Run out, child, and put the horse in the stable!, dove put … in è «metti, porta in». Con what do we want with a horse la moglie non chiede cosa vogliano: equivale a «a cosa ci serve un cavallo?». In They are too proud to walk to church, la struttura too … to indica che l’orgoglio impedisce l’azione: «sono troppo orgogliosi per andare a piedi in chiesa». Le virgolette semplici ‘ ’ dentro quelle doppie segnalano le parole altrui che la moglie si limita a immaginare.

Capitoli

  1. IStory One: The Three Billy Goats Gruff
  2. IILittle Billy Goat Gruff
  3. IIIMiddle Billy Goat Gruff
  4. IVBig Billy Goat Gruff
  5. VStory Two: The Cat on the Dovrefell
  6. VISausage for the Cat
  7. VIISeven Kittens
  8. VIIIStory Three: Gudbrand on the Hillside
  9. IXThe Long Way Home
  10. XWhat the Wife Says
  11. XIStory Four: The Husband Who Was to Mind the House
  12. XIIThe Cow on the Roof

La traduzione mentre leggi

Il libro resta gratuito con ogni piano. Reader, a 1 € al mese, elimina il limite giornaliero di parole e frasi.

Reader

1 € al mese

Con il piano Reader, qualsiasi frase si traduce per intero e senza limite giornaliero di parole, e nel capitolo II questo chiarisce A little goat is not much of a dinner: not much of a significa «poca cosa», cioè per il troll un capretto piccolo è una cena molto misera.

Reader

Se questo libro non fa per te

Tutti i libri di questo livello

Prima di leggere

È l’originale o un adattamento per chi studia?

No: tutte le frasi inglesi sono nuove, scritte da MovaReader, e dalla fonte sono state prese solo le quattro trame, i personaggi e l’ordine dei fatti. La fonte sono le fiabe The Three Billy-Goats Gruff, The Cat on the Dovrefell, Gudbrand on the Hill-side e The Husband who was to mind the House, da Popular Tales from the Norse, la traduzione inglese che George Webbe Dasent fece dei Racconti popolari norvegesi di Peter Christen Asbjørnsen e Jørgen Moe, la cui prima uscita fu nel 1841. La traduzione apparve per la prima volta nel 1859, e Project Gutenberg offre la seconda edizione, ampliata con tredici fiabe. La lingua è stata portata al livello A1: presente al posto del passato, e le parole scozzesi o antiche di Dasent cambiate con quelle comuni, così burn, il ruscello, diventa river, goody diventa wife, byre diventa cowshed e ale diventa beer. In Dasent le quattro fiabe sommano circa 3.400 parole e qui ce ne sono 3.872, solo un settimo in più: le trame non guadagnano episodi, e l’aggiunta è un’introduzione sulla Norvegia, i troll e i capri, una chiacchierata dei due capretti minori sul pendio, nel capitolo III, e brevi spiegazioni di parole come poker, shilling o churn. Il catalogo non ha ancora la traduzione completa di Dasent né altri libri di Asbjørnsen e Moe.

Esiste un audiolibro?

MovaReader non offre nessuna registrazione di questo libro. Per leggere ad alta voce, il migliore è il capitolo X: l’83% delle sue parole è tra virgolette, è quasi per intero una conversazione di Gudbrand con la moglie, e quasi tutte le risposte di lei finiscono con un ordine come Run out, child, and put the goat in the shed!, che ritorna ogni volta con un altro animale.

Posso tradurre una frase intera?

Le frasi intere si traducono con il piano Reader; con l’accesso gratuito, MovaReader va parola per parola fino al tetto giornaliero. Vale la pena tradurre per intero Nobody goes over it without a word from him, del capitolo I: without a word from him non vuol dire «senza una parola», ma che il troll parla a chiunque calpesti il ponte. O Everything Gudbrand does is good in his wife’s eyes, dell’VIII, dove manca un that davanti a Gudbrand e in his wife’s eyes significa «agli occhi di sua moglie».

Quante ore ci vogliono?

Con la traduzione delle parole sconosciute, la lettura richiede 39-65 minuti: tanto danno 3.872 parole al ritmo che il catalogo applica a tutti i libri, da 60 a 100 parole al minuto. Il capitolo VII, di 163 parole, si legge in due o tre minuti, e il X, il più lungo, con 585, ne richiede fino a dieci. La fiaba dei capri occupa i capitoli I-IV, circa 1.100 parole; quella del gatto del Dovrefell, i V-VII, circa 700; la storia di Gudbrand, gli VIII-X, circa 1.200, e l’ultima, gli XI-XII, circa 880.

Dove il testo diventa più facile?

La difficoltà è omogenea, ed è per questo che la pagina non segna fasce. Le prime due fiabe hanno frasi un po’ più corte, di circa 7 parole, e le ultime due di circa 7,8, perché in esse i personaggi ragionano di più e si spiegano più cose di casa; la media più bassa è nel capitolo IV (6,1) e la più alta nell’VIII (8,4). Nella seconda metà non ci sono più parole lunghe che nella prima, quindi se l’VIII si legge più lentamente è solo per la lunghezza delle frasi.

Il punto raggiunto nel libro verrà salvato?

Sì: MovaReader ricorda dove ti sei fermato e salva nel tuo account le parole che hai tradotto. L’indice di questa pagina mostra dove comincia ogni fiaba, perché i capitoli I, V, VIII e XI hanno nel titolo Story One, Two, Three e Four, e così puoi andare direttamente alla storia del marito che resta a casa.