I. Walton’s Letters: The Stranger on the Ice
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Adattamento A2: il creatore e la sua creatura
Mary Shelley
Questa è una versione MovaReader e non il testo di Mary Shelley: il romanzo Frankenstein raccontato in inglese semplice per il livello A2, in 14 brevi capitoli. Il romanzo completo, nell’edizione riveduta del 1831, è nel catalogo al C1: quattro lettere e 24 capitoli, circa 75.000 parole, 23 parole per frase e una parola lunga ogni dodici. Questa versione usa le parole più frequenti, accorcia le frasi a 9,6 parole e conserva le tre voci del romanzo: le lettere del capitano Walton alla sorella, la confessione di Victor Frankenstein e il racconto della creatura, che, come in Shelley, non ha un nome. Seguendo l’edizione del 1831, Elizabeth è qui una bambina adottata, che la madre di Victor accoglie da alcuni poveri contadini sul lago di Como, e non sua cugina, come nella prima edizione del 1818. Dal cinema non è stato preso nulla: Victor non ha un assistente, e la creatura impara da sola a parlare e a leggere. Sono circa 9.000 parole, che richiedono 1-2 ore con la traduzione.
Prima
Lo scaffale A1 racconta al presente, qui invece tutto è al passato, e non solo al past simple: Victor ricorda continuamente ciò che aveva già fatto (For almost two years I had worked for this moment). Le frasi superano le 6-8 parole di là e arrivano a 9,6, e le 8.976 parole si distribuiscono in 14 capitoli, mentre qualsiasi libro A1 sta in 4.000.
A1Questo testo
Su misura per l’A2: tempi del passato, lessico di uso quotidiano, e parole poco comuni come sledge, glacier o hovel che la versione spiega appena compaiono per la prima volta.
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Per un lettore di livello B1 questa versione durerà uno o due pomeriggi di lettura facile. In inglese il catalogo ha già lo scaffale B1, con testi integrali e le frasi più brevi in Fifty Famous People, di 12 parole, e il Frankenstein completo di Shelley è addirittura al C1, con frasi di 23 parole e un lessico colto e denso, quindi tra l’uno e l’altro restano interi gli scaffali B1 e B2.
Inizia a leggereCiò che porta questa versione all’A2 sono i tempi del passato e frasi che non arrivano a dieci parole: la formula del catalogo dà 9,6, tra Pinocchio (9,5) e Cenerentola o Dracula (9,7 ciascuno), più di Romeo e Giulietta (9,0) e meno di Sherlock Holmes (10,5). Come riferimento, La bella addormentata, che nello scaffale A1 è quella con le frasi più lunghe, si ferma a 7,8 parole. Per capitolo la media va da 8,3 parole nel VI, The Meeting on the Glacier, dove creatore e creatura discutono sul ghiaccio, a 11,7 nel I, The Stranger on the Ice, dove Walton descrive alla sorella i ghiacci del nord. Si racconta al past simple e al past continuous (The rain was beating against the windows), e il past perfect, che in Canto di Natale non compare nemmeno una volta, qui ricorre più di venti volte (I had chosen every part of him carefully), perché Victor e la creatura tornano continuamente su ciò che è già successo. Ci sono 223 parole di 9 lettere o più, il 2,5%, una ogni quaranta: tra i libri A2 in inglese ne hanno di più, per esempio, Cenerentola (3,8%) e Pinocchio (2,8%), e nessun libro dello scaffale A1 raggiunge questa proporzione, il cui massimo è Il calzolaio e gli elfi (2,4%). Ma più di un quarto sono nomi propri: solo Elizabeth compare 35 volte, e seguono Frankenstein e Ingolstadt; senza di essi la proporzione scende all’1,8%, tra Sherlock Holmes (1,7%) e Il mago di Oz (1,9%). Le parole rare le chiarisce il testo stesso: sledge come una slitta senza ruote, glacier come un fiume di ghiaccio che scende lentamente dalla montagna, hovel come una bassa capanna di legno. Tra virgolette sta il 22,6% delle parole, come in Alì Babà e i quaranta ladroni (22%) e più che in Dracula (16,5%), e il capitolo VII non ha nemmeno una battuta, perché la creatura non sa ancora parlare. Nel romanzo completo, che è al C1, la frase media arriva a 23 parole, quasi due volte e mezzo di più, e la parola lunga compare più di tre volte tanto. Valutazione del catalogo, non una certificazione.
MovaReader. Mary Shelley, Frankenstein (1818; revised text of 1831), Project Gutenberg
Mari del nord. Il capitano Walton sogna di arrivare per primo al Polo Nord, e nelle lettere alla sorella Margaret, che è in Inghilterra, confessa di non avere a bordo nessuno con cui condividere i suoi sogni. I suoi marinai vedono in lontananza una slitta trainata da cani con dentro un gigante, e la mattina dopo salvano da un blocco di ghiaccio uno sconosciuto sfinito che insegue qualcuno sul ghiaccio. È Victor Frankenstein, di Ginevra. Racconta a Walton la sua vita: un’infanzia felice accanto a Elizabeth, che la madre portò dalla capanna di alcuni poveri contadini del lago di Como, e accanto al suo migliore amico, Henry Clerval, i vecchi libri sui segreti della natura, l’università di Ingolstadt. Per due anni Victor non torna a casa, cerca giorno e notte il segreto della vita e alla fine lo trova. Una cupa notte di novembre dà vita a un gigante che ha costruito lui stesso, ma vedendo il suo occhio giallo e le labbra nere fugge inorridito. Più avanti, su un ghiacciaio ai piedi del Monte Bianco, la creatura cerca il suo creatore e gli chiede di ascoltare come ha imparato a parlare e a leggere nascosta in una capanna, dietro la parete della casa di una povera famiglia, i De Lacey. Che cosa gli chiederà alla fine del suo racconto e che cosa deciderà Victor lo racconta il libro.
I. Walton’s Letters: The Stranger on the Ice
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VI. Victor’s Story: The Meeting on the Glacier
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Scegli una parola sottolineata.
Mary Shelley, Frankenstein (1818; revised text of 1831), Project Gutenberg
Walton interrompe un momento la lettera per spiegare alla sorella una parola rara: A sledge is a kind of carriage without wheels that slides over snow. Così questa versione presenta il vocabolario poco comune: prima lo nomina e nella frase successiva lo descrive con parole note, carriage, wheels e snow. In made us forget our own danger, dopo make l’infinito va senza to: «ci fece dimenticare il nostro stesso pericolo». In it sat a figure inverte l’ordine, con il verbo davanti al soggetto, come in un racconto scritto: «su di essa sedeva una figura». Figure qui non è una cifra, ma la sagoma di qualcuno visto da lontano. Hundreds of miles from any land si capisce «a centinaia di miglia da qualsiasi terra», e any sottolinea che non c’era costa da nessuna parte.
Creatore e creatura si parlano con frasi brevi, ed è per questo che il capitolo VI ha la frase media più bassa del libro, 8,3 parole. In I ought to be your Adam, but I am rather the fallen angel, ought to equivale a «dovrei», e rather a «piuttosto»: «dovrei essere il tuo Adamo, ma sono piuttosto l’angelo caduto». È un ammiccamento al poema di Milton Paradise Lost, di cui la creatura parlerà nel capitolo VIII. Misery made me a monster segue lo schema make + qualcuno + qualcosa: «la miseria mi ha reso un mostro». In How can I move you?, move non significa «spostare», ma «commuovere». E nella risposta di Victor, I cannot bear to look at you, bear non è l’orso: qui è «sopportare, tollerare».
Il libro resta gratuito con ogni piano. Reader, a 1 € al mese, elimina il limite giornaliero di parole e frasi.
1 € al mese
Reader serve dove il senso dipende da un confronto, come nel capitolo III: No father would ever deserve his children’s thanks as much as I would deserve theirs, dove theirs è «la loro gratitudine», e la frase intera si capisce «nessun padre meriterebbe mai la gratitudine dei suoi figli quanto io meriterei la loro».
ReaderNo: qui non ci sono frasi di Mary Shelley, ma la trama, i personaggi e la sequenza dei fatti del suo romanzo, raccontati di nuovo da MovaReader in inglese semplice. La versione segue l’edizione riveduta del 1831 di Project Gutenberg, lo stesso testo che il catalogo offre integrale al C1: quattro lettere di Walton e 24 capitoli, circa 75.000 parole. Qui ci sono 14 brevi capitoli e 8.976 parole, più o meno l’ottava parte del romanzo, ma i tre narratori restano: le lettere di Walton aprono e chiudono il libro, al loro interno c’è la confessione di Victor, e dentro questa il racconto della creatura (capitoli VII-IX). La creatura, come in Shelley, non ha un nome. Secondo l’edizione del 1831, Elizabeth non è la cugina di Victor, come in quella del 1818, ma un’orfana che sua madre accoglie da una povera famiglia di contadini sul lago di Como. Nulla viene dai film: Victor lavora completamente da solo, e la creatura finisce per imparare a parlare e a leggere.
Su MovaReader questa versione non ha audio, quindi Frankenstein qui si può solo leggere. Per leggere ad alta voce va bene il capitolo VII, The Creature’s Story: Alone in the World: è il più corto del libro, 515 parole, e non ha nemmeno una battuta, solo il tranquillo racconto della creatura sui suoi primi giorni.
Parola per parola si può tradurre anche senza abbonamento, entro il limite giornaliero; la frase intera la traduce Reader. Torna utile, per esempio, nel capitolo V: It was the creature that I had given life to. La preposizione to resta alla fine perché va con give life to, «dare vita a qualcuno», e il past perfect indica che ciò accadde prima: «era la creatura a cui avevo dato la vita».
A 60-100 parole al minuto, con le pause per tradurre, le 8.976 parole fanno tra 90 e 150 minuti, le 1-2 ore indicate dalla pagina. Il capitolo più lungo, il XIV, Walton’s Letters: Farewell, ha 1.006 parole (10-17 minuti), e il più corto, il VII, 515 (5-9 minuti).
La pagina non segna tratti: nessuno dei tre narratori risulta chiaramente più difficile degli altri. La frase media dei capitoli va da 8,3 parole (VI) a 11,7 (I), e le parole lunghe da 7 nel VII a 28 nel XII, dove 11 sono il nome Elizabeth.
Sì, se hai effettuato l’accesso: il libro si riapre allo stesso paragrafo e conserva tutte le parole che hai tradotto. Dall’indice si apre direttamente uno qualsiasi dei 14 capitoli, per esempio il II, Victor’s Story: A Happy Childhood, dove Victor inizia il suo racconto.