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Un dramma in versi sulla rivolta di un villaggio, per il livello B2
Lope de Vega
È il dramma completo di Lope de Vega nei versi originali, pubblicato per la prima volta nel 1619, non un adattamento. Nel catalogo è di livello B2: circa 13.300 parole, 11 parole per frase in media, in 3 atti. Il testo si apre con l’elenco dei personaggi e i versi sono brevi, perciò la difficoltà sta più nella lingua antica dei versi che nelle frasi lunghe. Nel catalogo c’è anche una versione in prosa dello stesso dramma, adattamento MovaReader di livello B1.
Prima
Al livello B1 i versi ti rallenteranno: ordine delle parole invertito, forme antiche come agora e plega, e parole rurali come alcahuete o jubón richiedono la traduzione. L’adattamento MovaReader in prosa, di livello B1, è il modo più facile per entrare nel dramma.
B1Questo testo
Al livello B2 riesci a seguire la storia: i versi sono brevi e chi parla cambia spesso, quindi incontri poche frasi lunghe. Aspettati di tradurre singole parole antiche e di rileggere qualche monologo.
Controlla questo passaggioCon margine in più
Al livello C1 il dramma scorre bene; restano la densità delle immagini del Siglo de Oro e i discorsi solenni del signore, del comandante e del re.
Inizia a leggereLa frase media ha 11 parole, meno che nella maggior parte dei testi integrali di livello B2, perché il dramma è scritto in versi brevi. Ma una parola su quattordici ha 9 lettere o più (7,3%), più che in La vida es sueño (5,1%), El burlador de Sevilla (5,2%) o El condenado por desconfiado (4,5%), gli altri drammi del Siglo de Oro del catalogo: anch’essi sono di livello B2, con frasi di 11, 7 e 7 parole. Qui la difficoltà sta nei versi e nel lessico: ordine delle parole invertito, forme antiche come agora e plega, e la lingua di un villaggio feudale (comendador, regidor, alcaide). L’atto I ha circa 14 parole per frase, gli atti II e III da 10 a 11. Da qui il livello B2. È una valutazione del catalogo, non una certificazione.
Wikisource. Wikisource
Castiglia, anni Settanta del Quattrocento, durante la guerra dei Re Cattolici. Fernán Gómez de Guzmán, comandante dell’Ordine di Calatrava, domina con la forza il villaggio di Fuenteovejuna e prende dagli abitanti tutto ciò che vuole. Laurencia, figlia del sindaco Esteban, lo respinge, e Frondoso, il contadino che la ama, gli si oppone con una balestra. Il comandante cerca vendetta, Mengo paga per aver parlato, e gli abitanti, che all’inizio borbottano in piazza, devono decidere fino a dove spingersi. Come finisce la storia e che cosa decidono i sovrani non viene rivelato qui.
I. Acto primero
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Plega è un antico congiuntivo di placer, quindi ¡Plega al cielo que jamás le vea! significa «voglia il cielo che non lo veda mai più». Anda ya; que nadie diga: de esta agua no beberé è un proverbio («nessuno dica: di quest’acqua non berrò», il nostro «mai dire mai»): Pascuala avverte Laurencia che potrebbe ancora cedere al comandante, e Laurencia giura di no. La domanda sulla encina tan seca, una quercia secca come il suo carattere, è il modo di Laurencia per dire che è difficile da ammorbidire.
Qui una frase si estende spesso su più versi. Hanme contado que Frondoso, aquí en el prado, para librarte, Laurencia, le puso al pecho una jara di Mengo occupa quattro versi e significa «mi hanno raccontato che Frondoso, qui nel prato, per liberarti, Laurencia, gli ha puntato al petto un dardo di balestra». Leggi fino alla punteggiatura, non fino alla fine del verso. Hanme contado è me han contado con il pronome dopo il verbo, come vuole il verso, e le si riferisce al comandante.
Il libro resta gratuito con ogni piano. Reader, a 1 € al mese, elimina il limite giornaliero di parole e frasi.
1 € al mese
La maledizione di Laurencia «¡Plega al cielo que jamás le vea en Fuenteovejuna!» («Voglia il cielo che non lo veda mai più a Fuenteovejuna!») usa l’antico verbo plega: traducendo l’intera frase nel Reader ne capisci subito il senso.
ReaderÈ l’originale, non una versione semplificata per chi impara: il dramma completo di Lope de Vega in versi, tutti e tre gli atti con l’elenco dei personaggi, pubblicato per la prima volta nel 1619. Il testo proviene da Wikisource in spagnolo, che non indica l’edizione a stampa seguita. Nel catalogo c’è anche un adattamento MovaReader in prosa dello stesso dramma, di livello B1.
Fuenteovejuna non ha un audiolibro su MovaReader: il dramma si legge a schermo. La traduzione compare quando tocchi una parola, e ti servirà soprattutto per le parole antiche o rurali come alcahuete, jubón o descalabradas.
Sì, con il piano Reader. In questo dramma è più utile dove una sola frase si estende su più versi, per esempio «¡Plega al cielo que jamás le vea en Fuenteovejuna!» di Laurencia. Senza il piano, le singole parole si traducono fino al limite giornaliero.
L’intero dramma richiede circa 2-4 ore: il ritmo di chi legge traducendo le parole nuove, più lento di quello di un madrelingua. Ognuno dei tre atti ha circa 4.400 parole, quindi un atto basta per una serata.
È abbastanza uniforme. L’atto I è il più denso, circa 14 parole per frase, in parte perché si apre con l’elenco dei personaggi e con i lunghi discorsi del signore e del comandante; gli atti II e III hanno da 10 a 11 parole per frase, con scambi più rapidi. I versi e le parole antiche restano per tutto il testo.
Sì. Dopo l’accesso il lettore ricorda il punto in cui eri arrivato e le parole che hai aperto, così puoi riprendere il dramma da dove l’avevi lasciato. Ciascuno dei tre atti si apre anche dall’indice di questa pagina.