I. Cartas de mi sobrino: 22 de Marzo
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Un romanzo epistolare su un seminarista, per il B2
Juan Valera, 1874
Il romanzo integrale di Juan Valera dall’edizione del 1874, non un adattamento. Nel catalogo è B2: circa 56.600 parole e 22 parole per frase in media. Luis de Vargas, un giovane seminarista quasi pronto al sacerdozio, scrive allo zio decano della vedova Pepita Jiménez. La prefazione e le prime lettere sono la parte più difficile, la narrazione che segue è più facile.
Prima
Al B1 la prefazione e le lettere fino al 20 aprile ti faranno procedere lentamente: frasi di circa 40 parole, con il verbo principale trattenuto dietro gli incisi, e lessico ecclesiastico e di campagna.
B1Questo testo
Al B2 ce la fai: la prefazione e le prime lettere si possono leggere piano, traducendo singole parole e frasi intere, e dalla lettera del 4 maggio le frasi si accorciano e la narrazione avanza.
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Al C1 il romanzo si legge con fluidità; rallentano solo i periodi più lunghi delle prime lettere e l’elaborata ironia degli incisi del curatore.
Inizia a leggereLa frase media ha 22 parole, più di Marianela (15) o Nebbia (13) e un po’ sopra Il capitano Veleno (20), ma sotto Martín Fierro (25), che è in versi. Una parola su dodici ha 9 lettere o più (8,2%), vicino al vertice del B2 ma lontano dalla soglia di una su dieci da cui il catalogo comincia il C1. La difficoltà è disomogenea: la prefazione e le lettere fino al 20 aprile hanno in media circa 33 parole per frase, con un picco di circa 40 nelle lettere del 28 marzo e del 4 aprile; le lettere dal 4 maggio hanno in media circa 22 parole, la narrazione chiamata Paralipómenos circa 19 e l’epilogo circa 28. I lunghi periodi e il lessico ecclesiastico e di campagna richiedono più impegno, ma la storia in sé è lineare. Quindi B2. È una valutazione del catalogo, non una certificazione.
J. Noguera, a cargo de M. Martínez, 1874. Project Gutenberg
Luis de Vargas, un giovane seminarista che sta per diventare sacerdote, torna a casa dopo anni di assenza e scrive allo zio, decano di una cattedrale, di tutto ciò che trova nel suo paese natale. Suo padre, don Pedro, è un ricco proprietario terriero, e tutto il paese parla di Pepita Jiménez, una giovane vedova che era sposata con un uomo di ottant’anni e ora vive tranquilla della sua fortuna. Luis la conosce, si turba per i propri sentimenti e affida i suoi dubbi alle lettere, finché un narratore riprende la storia dove le lettere si interrompono. Se la sua vocazione sopravviva, e che ne sia di Pepita, qui non si rivela.
I. Cartas de mi sobrino: 22 de Marzo
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4 de Mayo
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Scegli una parola sottolineata.
La prima frase poggia su un’unica struttura: tan inverosímil y tan desatinado el suponer que... («così improbabile e così insensato supporre che...»), chiusa da que ni la madre... sospecharon jamás («che né la madre... sospettarono mai»). Ciò che si suppone sta nel mezzo: che un uomo di ottant’anni pensasse di sposarsi. Individua prima tan... que e il resto va a posto. Pensase è la forma più antica in -se del congiuntivo, come pensara, e a boca de jarro significa a bruciapelo, come arriva la domanda.
Vd. è l’abbreviazione scritta di usted, e il romanzo la usa in quasi ogni riga di dialogo, quindi leggi «Vd. me ha de perdonar si soy maliciosa» come «dovrà perdonarmi se sono maliziosa». Ha de più infinito dice che qualcosa deve o è destinato ad accadere. Il passo è una lettera: Luis racconta, e le parole di Pepita arrivano dentro il suo racconto, con dije yo inserito per mostrare chi parla.
Il libro resta gratuito con ogni piano. Reader, a 1 € al mese, elimina il limite giornaliero di parole e frasi.
1 € al mese
Nelle prime lettere le frasi arrivano a circa 40 parole: tradurre l’intera frase nel Reader aiuta con la primissima del libro, «El señor deán de la catedral de..., muerto pocos años ha, dejó entre sus papeles un legajo, que, rodando de unas manos en otras, ha venido a dar en las mías».
ReaderÈ l’originale, non una versione semplificata per chi studia: il romanzo integrale di Juan Valera, con la prefazione del curatore, le quindici lettere di Luis de Vargas, la parte narrativa chiamata Paralipómenos e l’epilogo di lettere, 34 capitoli in tutto. Il lettore segue il testo dell’edizione di Madrid del 1874 (J. Noguera, a cargo de M. Martínez) come lo dà il Project Gutenberg. La copertina mostrata è di un’altra edizione, D. Appleton, New York, 1887.
Pepita Jiménez non ha un audiolibro su MovaReader: qui il romanzo si legge sullo schermo. La traduzione compare quando tocchi una parola, e ti servirà soprattutto per parole del mondo clericale e di campagna come legajo, balduque o requiebros.
Sì, con il piano Reader. Aiuta soprattutto nelle prime lettere, dove le frasi arrivano a circa 40 parole, a cominciare dalla prima frase del libro: «El señor deán de la catedral de..., muerto pocos años ha, dejó entre sus papeles un legajo». Senza il piano, le singole parole si traducono fino al limite giornaliero.
L’intero romanzo richiede circa 9-16 ore: il ritmo di chi legge traducendo le parole nuove, più lento di quello di un madrelingua. I capitoli variano da circa 300 parole (la lettera dell’11 giugno) a circa 4.800 (la lettera del 4 maggio), e la maggior parte ne ha da 1.000 a 3.000, quindi uno o due bastano per una serata.
Sì, dalla lettera del 4 maggio. La prefazione e le lettere fino al 20 aprile hanno in media circa 33 parole per frase, con un picco di circa 40 nelle lettere del 28 marzo e del 4 aprile. Dopo, le frasi si accorciano a circa 22, la narrazione dei Paralipómenos corre a circa 19, e solo il breve epilogo risale, a circa 28.
Sì. Dopo l’accesso il lettore conserva l’ultimo punto raggiunto e le parole che hai aperto, così puoi riprendere il romanzo ogni sera da dove avevi lasciato. Ognuno dei 34 capitoli si apre anche dall’indice di questa pagina, per esempio la lettera del 4 maggio o l’inizio dei Paralipómenos.