I. The Miller’s Big Words
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Adattamento A1: paglia, oro e un ometto
Jacob e Wilhelm Grimm
Questa è una versione tutta di MovaReader e non il testo dei fratelli Grimm: la fiaba Rumpelstilzchen (1812), che in italiano si conosce come Tremotino, riscritta in inglese semplice per il livello A1. In inglese si intitola Rumpelstiltskin, come nella traduzione di Margaret Hunt del 1884 con cui l’adattamento è stato confrontato. Dieci capitoli da 300 a 470 parole, circa 3.600 parole in tutto e 6,7 parole per frase. Le tre notti accanto al filatoio seguono lo stesso schema, così dopo la prima le altre si leggono quasi da sole, e il capitolo con più battute è il VI, quando l’ometto viene a riscuotere.
Questo testo
In A1 la fiaba procede senza fatica: le tre notti del filatoio ripetono gli stessi passi e la stessa domanda, What will you give me?, e il gioco dei nomi si fa con domande brevi e risposte ancora più brevi.
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In A2 sarà facile; al massimo reel o spinning wheel faranno fermare un momento, ma la fiaba stessa spiega entrambe appena la ragazza entra nella stanza della paglia.
Inizia a leggereSia le frasi sia il lessico collocano la fiaba in A1. Con 6,7 parole per frase, come Raperonzolo, nello scaffale A1 in inglese è superata solo da Jack e la pianta di fagioli (6,1), I tre porcellini (6,4) e Il lupo e i sette capretti (6,5), mentre il tetto, 7,8, lo segna La bella addormentata. Ci sono 38 parole di 9 lettere o più, circa una ogni 95, il che colloca la fiaba tra Raperonzolo (35) e Biancaneve (44). Ma 13 di queste sono nomi che non occorre tradurre: Rumpelstiltskin cinque volte, Balthazar una e, sette volte, soprannomi inventati come Cabbagehead o Sheepshanks, e altre dieci corrispondono a messenger, «messaggero». Le 15 rimaste sono d’uso quotidiano, come something, everybody o important, e i capitoli II e VI non ne hanno nessuna. Si racconta al presente, e il passato compare nelle battute, per la prima volta nel capitolo I, nella confessione del mugnaio alla figlia, con did, told e wanted. Il capitolo VII ha le frasi più corte, 5,1 parole, perché la regina legge la sua lista di nomi e l’ometto risponde con un secco No.; il II, le più lunghe, 7,6, con la ragazza sola davanti alla paglia. Alice nel Paese delle Meraviglie, un altro racconto, sta nello scaffale B2, con 20 parole per frase e quasi il triplo di parole lunghe in proporzione. Valutazione del catalogo, non una certificazione.
Un povero mugnaio, per darsi importanza davanti al re, assicura che sua figlia sa filare la paglia e trasformarla in oro. Il re, che non ha mai abbastanza oro, chiude la ragazza in una stanza piena di paglia: se all’alba non sarà filata, morirà. Mentre piange accanto al filatoio, dalla porta entra un ometto che si mette al lavoro in cambio della sua collana. La seconda notte, in una stanza più grande, lo fa per il suo anello. La terza non le rimane più nulla, e gli promette il suo primo figlio se diventerà regina, perché non crede che succederà. Il re la sposa, dopo un anno nasce il bambino, e l’ometto torna. Non vuole oro né gioielli, ma concede alla regina tre giorni: se indovina il suo nome, lei terrà il figlio. Il primo giorno prova tutti i nomi comuni, il secondo quelli più strani che le portano i servitori, e intanto un messaggero percorre il paese. Se la regina ci riesce prima del terzo giorno, questa pagina non lo racconta.
I. The Miller’s Big Words
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VIII. Strange Names
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La fiaba è raccontata al presente, ma qui il mugnaio confessa alla figlia quello che ha appena fatto a palazzo e passa al past simple. Wanted si riconosce dalla terminazione -ed; did e told vanno saputi a memoria, sono i passati di do e tell. Nota che dopo I told the king that viene you can spin e non could: il mugnaio ripete la sua vanteria come se fosse ancora vera. Can’t equivale a cannot, e must esprime un obbligo senza scampo, quindi il then I must go della ragazza suona come rassegnazione e non come voglia.
Questi nomi non sono nel dizionario e non occorre tradurli: ognuno unisce due parole semplici. Shortribs è short e ribs, «costole corte»; Sheepshanks, sheep e shanks, «stinchi di pecora»; Crooknose, crook, qualcosa di curvo, e nose; Cabbagehead, «testa di cavolo». Laceleg, Bigtoe, Onesock e Mudpie si leggono allo stesso modo, e pigtail esiste anche come parola comune, «codino». I primi tre vengono dalla traduzione di Hunt e il resto lo aggiunge l’adattamento. Qui No. è una frase completa, ed è per questi scambi che i capitoli VII e VIII hanno le frasi più corte del libro.
Il libro resta gratuito con ogni piano. Reader, a 1 € al mese, elimina il limite giornaliero di parole e frasi.
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Reader traduce la frase intera senza limite giornaliero di parole, utile per esempio nel capitolo IV con Not so fast: l’ometto non parla di velocità, ma dice che è ancora presto per ringraziare.
ReaderQui non c’è il testo dei Grimm, ma una versione inglese tutta di MovaReader; della fiaba del 1812 conserva i personaggi, le tre notti accanto al filatoio e i tre giorni degli indovinelli. Rumpelstilzchen comparve nel primo volume delle Fiabe del focolare nel 1812, e l’adattamento è stato confrontato con la traduzione di Margaret Hunt inclusa in Household Tales by Brothers Grimm (1884), disponibile su Project Gutenberg. In Hunt la fiaba occupa circa 1.100 parole, qui 3.633: manikin e Mistress Miller sono diventati un semplice little man e miller’s daughter, e agli episodi dei Grimm si aggiungono scene che ne derivano, come la chiacchierata del mugnaio con la figlia al ritorno dal palazzo o i tentativi inutili della ragazza di filare la paglia da sola. Anche i giorni degli indovinelli sono più lunghi: a Caspar, Melchior, Balthazar e a Shortribs, Sheepshanks, Laceleg di Hunt si aggiungono nomi inglesi comuni e soprannomi comici. Sugli scaffali di MovaReader non c’è neppure un’altra edizione di questa fiaba, né tedesca né inglese.
Di questa fiaba MovaReader non ha ancora una versione registrata: si legge con gli occhi. Per leggerla ad alta voce va benissimo il capitolo III: il filatoio fa due volte Whirr, whirr, whirr!, e la chiacchierata della ragazza con l’ometto si divide facilmente tra due voci.
Si può con il piano Reader; senza, si traducono solo parole singole, e in quantità limitata ogni giorno. Vale la pena tradurre per intero, per esempio, He wants the king to think well of him, del capitolo I, dove think well of significa «avere una buona opinione», o A living child is worth more to me than all the gold in the world, del VI, cioè «un bambino vivo vale per me più di tutto l’oro del mondo».
Circa un’ora: da 36 a 61 minuti leggendo 60-100 parole al minuto con traduzione di quelle sconosciute, perché il testo ha 3.633 parole. Ogni capitolo richiede da tre a otto minuti: il più breve, il VII, in cui la regina fa la sua prima lista di nomi, ha circa 310 parole, e il più lungo, il I, sulla vanteria del mugnaio, circa 470.
Non c’è una parte chiaramente più facile o più difficile, ed è per questo che la pagina non ha fasce: la frase media oscilla tra 5,1 parole nel capitolo VII e 7,6 nel II. Le frasi più corte sono nei giorni degli indovinelli, VII e VIII, dove ogni nome riceve un No.; invece l’VIII e il IX raccolgono la maggior parte delle parole lunghe, quasi tutte nomi e messenger. Nel capitolo VI più del 40% del testo è tra virgolette, e nel II, con la ragazza sola, appena il 13%.
Si salva se leggi con il tuo account attivo: sia il capitolo in cui ti sei fermato sia le parole che hai tradotto. L’indice di questa pagina ha 10 capitoli, e da lì puoi aprire direttamente, diciamo, il VII, A Night of Names, in cui la regina passa la notte a scrivere nomi su un foglio.